Ottenere follower, lavorare sul personal brand, usare post, reel e storie con strategia. Ecco come iniziare a orientarti con questo articolo

Secondo Lavinia Furlani, in un articolo su Wine Meridian ripreso nel 2023, in Italia le aziende che producono vino sono circa 46.000. Nel mondo superano le 100.000.

Ogni volta che pubblichi un post, il tuo vino si mette in fila con tutte loro.

Che cosa, in quel post, fa capire che si tratta proprio della tua cantina?

In questo articolo facciamo un percorso in sette tappe:

  1. una cantina con tanti post curati e poche risposte;
  2. perché quei post passano inosservati;
  3. che cosa si perde quando nessuno ricorda il profilo;
  4. che cosa dice chi studia i social del vino;
  5. la voce che rende riconoscibile la tua cantina;
  6. come un follower diventa un cliente;
  7. da dove partire.

Stai creando e pubblicando dei post che funzionano sui social?

Una cantina affida i suoi social a un giovane fotografo. È un esempio, ma molte cantine lo riconosceranno. Le immagini sono impeccabili: le barrique riprese con il drone, il calice accanto alla bottiglia con l’etichetta in vista, il vigneto in autunno con la nebbia, una festa con musica rilassata e bella gente sorridente.

I “mi piace” arrivano, quasi sempre dalle stesse persone. Commenti, pochissimi. Messaggi per chiedere una visita, nessuno.

Intanto, fuori dall’inquadratura, succedono cose che nessuno racconta. Franco, il cantiniere, che da trent’anni assaggia ogni vasca prima di decidere. La prova di un vitigno antico recuperato da una vecchia vigna. Il gruppo di vicini che ogni anno aiuta alla vendemmia.

Perché i tuoi post su Instagram e Facebook non funzionano?

Un modello in tre passaggi aiuta a capire che cosa succede: «Le 3 fasi essenziali della crescita commerciale di una cantina vinicola».

Fase 1 · Farsi scoprire da appassionati. «La cantina deve creare svariati punti di contatto con nuove persone.»

Ogni post è un punto di contatto. Quando mostra le stesse immagini di tante altre cantine, chi lo vede lo dimentica in pochi secondi.

E la seconda fase, quella in cui chi ti segue diventa una comunità, fatica a partire.

Fase 2 · Trasformare contatti in relazioni. «Dopo essere entrati in contatto con queste persone, va mantenuta la relazione.»

Il percorso si ferma così:

immagini curate ma uguali a tante altre → qualche “mi piace” per abitudine → nessun commento → nessun dialogo

Il tuo profilo social è mal gestito? Ecco quanto ti costa

Le ore spese a fotografare, scrivere e pubblicare producono qualche “mi piace” e poco altro.

Intanto le persone che potrebbero affezionarsi alla tua cantina restano a guardare. Chi avrebbe potuto scriverti per prenotare una visita non lo fa. Chi avrebbe potuto raccontare la tua cantina agli amici, non avendo niente da raccontare, parla d’altro.

Ogni mese, un profilo che nessuno ricorda lascia andare visualizzazioni e contatti mail che avrebbero potuto diventare clienti. Quanti dipende da quanto investi in pubblicità e dal lavoro di mail che fai dopo.

Quanti dei tuoi follower sanno il nome di chi fa il vino?

Cosa dice chi osserva i social del vino

Su Wine Meridian, Lavinia Furlani ha seguito con attenzione, a partire dagli anni del Covid, i contenuti degli influencer e dei social del vino. Nel suo articolo «Gli influencer del vino servono?», ripreso nel 2023 da Promos Italia, descrive quattro limiti, pur riconoscendo le eccezioni.

Una comunicazione senza identità, che tace la storia, i valori, i tratti di chi fa il vino. Una comunicazione centrata sul prodotto: «il bicchiere accanto alla bottiglia, con l’etichetta bene in vista». Una comunicazione ripetitiva: le barrique da ogni angolazione, i vigneti in quattro stagioni, il “mi piace” diventato un riflesso. E quella centrata sull’influencer, seguito per la bella vita più che per quello che racconta.

In chiusura indica che cosa le piacerebbe vedere: storie, sfide condivise con chi segue, quello che le cantine fanno davvero per il loro territorio e la loro comunità, i volti e le mani delle persone che si passano il testimone. In sintesi, «meno calici e meno bottiglie». E più influencer che aiutino le cantine a raccontare queste cose.

Una ricerca della Sapienza di Roma pubblicata nel 2026 sulla rivista DigitCult aggiunge un punto di vista. Gli autori hanno analizzato 781 contenuti Instagram di undici “wine creator”, pubblicati tra gennaio e giugno 2025, e oltre 6.000 commenti. L’autorevolezza di chi racconta il vino, secondo lo studio, nasce dall’incontro di tre cose: la competenza, il racconto di sé e il dialogo con la propria comunità.

Lo studio riguarda i creator. Per una cantina, la stessa combinazione può valere per il volto che la racconta.

Una voce che racconta e risponde

Sui social la tua cantina diventa riconoscibile quando a raccontarla è una persona vera, con la sua competenza e le sue scelte, e quando chi la segue può risponderle.

Quel volto è coerente con quello che la cantina è, senza nulla di costruito. E mostra quello che si vede di rado:

Cosa si vede poco sui social del vino: le storie, le sfide, i volti, il passaggio di testimone, il territorio vissuto

Dentro ogni racconto c’è anche la competenza: un gesto in vigna spiegato in modo semplice, una scelta in cantina raccontata con le parole di tutti i giorni.

E poi il dialogo. Rispondere ai commenti, fare domande, raccontare quello che chiedono le persone. È così che i follower diventano una comunità.

Immagina che, qualche mese dopo, la stessa cantina cambi passo. I post li introduce Franco: spiega in un minuto come assaggia le vasche, mostra il vitigno antico, presenta i vicini arrivati per la vendemmia. Sotto ogni post qualcuno fa una domanda, e Franco risponde. Un follower chiede quando si potrà assaggiare il vino di quel vitigno, un altro se può venire a dare una mano l’anno prossimo.

Dal follower al cliente: come funziona

Una voce riconoscibile ottiene follower. Per arrivare alle vendite serve un percorso semplice, in quattro passi:

  1. Una pagina che si presenta bene. Chi arriva sul tuo profilo legge nella biografia chi siete e che cosa vi rende diversi dalle altre cantine, anche dello stesso territorio.
  2. Un link che regala qualcosa. Il link in biografia porta a un contenuto gratuito, per esempio una guida, che il follower riceve lasciando la sua mail. Da quel momento è un contatto tuo.
  3. Contenuti che fanno restare. Un calendario di post che alterna storie personali, contenuti che insegnano qualcosa e racconti. Il follower guarda, commenta, risponde.
  4. La mail, un luogo più caldo. A chi ha lasciato la mail puoi proporre degustazioni, esperienze, inviti e altre occasioni di acquisto.

È la Fase 3: «Una volta creata la relazione con queste persone, bisogna proporre loro delle offerte.»

La mail è una delle strade, e non l’unica. Un follower può prenotare una visita dal profilo, arrivare a un evento che ha visto annunciato, scriverti un messaggio per chiedere di un vino. Ognuna di queste strade porta verso la cantina una persona che ha già iniziato a conoscerti. Conta accoglierla e mantenere il contatto, perché l’attenzione nata sui social diventi un rapporto che dura.

Da dove partire

  1. Riguarda gli ultimi venti post e conta quante volte compare una persona e quante una bottiglia.
  2. Pubblica una sfida vera della tua cantina, raccontata da chi l’ha vissuta.
  3. Racconta un gesto di lavoro alla settimana, spiegato in modo semplice.
  4. Rispondi a ogni commento e a ogni messaggio, con la stessa voce dei post.
  5. Fai una domanda a chi ti segue almeno una volta al mese, e usa le risposte per scegliere che cosa raccontare dopo.

Per continuare

Tra circa 46.000 aziende del vino, a farti riconoscere sono le persone che ci lavorano e le storie che solo tu puoi raccontare. È da lì che chi ti segue può diventare qualcuno che resta.

Copertina della Guida al Wine Club

Quando un follower diventa cliente, il passo successivo è tenerlo vicino alla cantina, per esempio con un Wine Club. È il tema della Guida al Wine Club, gratuita: un motivo per aderire, uno per restare e uno per tornare.


Fonti

Scritto da…

Simone Ingrassia

Simone Ingrassia è sommelier diplomato AIS e WSET Level 3, e co-fondatore di Winefor, il sistema di marketing e vendite pensato per le cantine vitivinicole che le aiuta a trasformare ogni persona che incontra i loro vini in un cliente che torna.